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L'utopia è stata da sempre un potente motore per tutte le arti, e il distillato di utopia è stata, dal rinascimento in poi, la città ideale. Dalla costruzione di Pienza alle vedute bramantesche, dagli scritti di Tommaso Campanella alla più generale ricerca dell'arcadia, ininterrotta dal '500 fino a buona parte del 1800. Sono pochi gli architetti che non hanno, almeno una volta, idealizzato una città.
Le miserie del regno di Luigi XVI erano la base ideale per creare la città ideale, totalmente staccata dalla realtà, in cui operai e padroni vivono in assoluta armonia, senza miserie, senza malattie, in un'arcadia terrena, un paradiso tanto impossibile quanto agognato.
Claude Nicolas Ledoux nel 1771 diviene sovrintendente alle saline reali, un'entrata importante per le casse dello stato e una gabella molto impopolare. Egli costruisce una salina, archetipo della fabbrica modello, semicircolare, in cui gli ambienti di vita e gli ambienti di lavoro fossero insieme, con costruzioni grandiose ed eleganti, prima pietra di una città ideale che la rivoluzione francese troncherà sul nascere, ma che avrà, quasi un secolo dopo, importanti esempi nelle new town inglesi e anche in certi quartieri operai di torino e venezia.
Gli edifici delle saline sono stati per molto tempo disabitati e caduti in rovina, prima di un recente restauro che per alcuni aspetti mi ha convinto molto poco. Il sito è ora patrimonio dell'UNESCO.
Il visitatore non potrà non provare la sensazione di trovarsi in una grandiosa e surreale allucinazione.

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Additional Photos by giacomo bugliarelli (jimmj63) Gold Star Critiquer/Silver Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 226 W: 11 N: 57] (801)
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