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San Pietro in Cielo d'oro


San Pietro in Cielo d'oro
Photo Information
Copyright: Roberto Innocenzi (cobra112) Gold Star Critiquer/Gold Workshop Editor/Silver Note Writer [C: 276 W: 67 N: 49] (1670)
Genre: Places
Medium: Color
Date Taken: 2007-05-23
Categories: Architecture
Camera: Nikon Coolpix L1
Exposure: f/2.9
Photo Version: Original Version
Date Submitted: 2008-07-14 4:40
Viewed: 148
Points: 12
[Note Guidelines] Photographer's Note
By Andrea.

La facciata della Basilica di San Pietro in Ciel d'Oro. Come qualità non è il massimo ma mi piacevano le prospettive.

Roberto

La tradizione vuole che la basilica sia stata fondata dal re longobardo Liutprando per ospitare le spoglie di Sant'Agostino, comprate in Sardegna da pirati saraceni, che le avevano trafugate da Ippona, attualmente in Algeria.
Come gran parte delle chiese pavesi, fu ricostruita in epoca romanica, alla fine del XII secolo. Si trovava nella parte nord del centro storico, all'interno di una zona chiamata Cittadella, cinta da mura, che serviva per attività militari (la zona si trova molto vicina al Castello Visconteo). Il nome della basilica è dovuto al fatto che le volte erano affrescate di blu e ricoperte di stelle in foglia d'oro. Ai lati della chiesa si trovavano due conventi; quello a nord era occupato dai Canonici Lateranensi, quello a sud dai monaci Agostiniani. Nel 1796, le truppe al seguito di Napoleone Bonaparte entrarono in città e spogliarono la chiesa, che fu sconsacrata e usata come stalla o deposito, mentre i frati venivano cacciati ed i conventi affidati ai militari. L'Ottocento fu deleterio per l'edificio: la navata destra fu abbattuta e l'aula rimase aperta all'esterno, con gravissimi danni per gli affreschi sopravvissuti. Di fronte a questo stato, la Società Pavese per l'arte Sacra trattò con l'esercito il riacquisto della basilica e dell'antico convento degli Agostiniani, avvenuto nel 1884. I lavori di restauro durarono molti anni e si conclusero nel 1901, con la riconsacrazione della basilica. Le spoglie di Sant'Agostino, che erano state trasferite nel Duomo, furono riportate nella chiesa, assieme all'arca trecentesca destinata ad accoglierle. Attualmente, la chiesa è officiata dai monaci Agostiniani, che sono tornati ad occupare l'antico convento. molte altre chiese pavesi dell'epoca: un edificio in mattoni, a tre navate con transetto, abside e cripta. La facciata, a capanna, è scandita da due contrafforti che la dividono in tre zone, corrispondenti alle navate interne; il contrafforte di destra, più spesso, ospita una scala interna che permette di accedere al tetto. La sommità è coronata da una loggetta cieca e da un motivo ad archi intrecciati. La pietra (arenaria) è usata solo per le parti più importanti, come il portale, le finestrelle e gli occhi di bue. Lungo i contrafforti si notano le tracce di un antico nartece, o forse di un quadriportico, che precedeva l'ingresso alla chiesa.
L'interno è scandito da quattro campate, coperte da volte a crociera (tranne la prima, coperta da una volta a botte). Dopo l'arco trionfale, si apre il transetto, che, contrariamente a quello di San Michele Maggiore non sporge rispetto al corpo principale, ma occupa la profondità delle tre navate. Sia i due bracci del transetto che il presbiterio sono chiusi, ad est, da absidi; il catino di quella centrale, più grande delle altre due, è decorato da un affresco novecentesco, che riprende un antico mosaico, distrutto nel 1796. La cripta occupa lo spazio del presbiterio e del coro ed è collegata alla navata principale ed alle due laterali da quattro scale; è un ambiente semplice, chiuso ad est da un'abside, scandito da colonne che reggono volte a crociera, le quali sostengono, a loro volta, il pavimento dei due ambienti superiori. Sia la cripta che la navata destra non sono originali, ma sono rifacimenti in stile del tardo Ottocento. Nel presbiterio, prima del coro, si trova l'Arca di Sant'Agostino, un capolavoro marmoreo del Trecento, scolpito dai maestri comacini. Si tratta di un'opera gotica, divisa in tre fasce: in basso, uno zoccolo contenente l'urna con i resti del santo; al centro, una fascia aperta, con la statua di Sant'Agostino dormiente e, in alto, l'ultima fascia, poggiata su pilastrini e coronata da cuspidi triangolari. L'intera opera è decorata da più di 150 statue, che raffigurano angeli, santi, e vescovi, e da formelle con la vita del santo. Oltre a Sant'Agostino, la chiesa ospita le tombe di Severino Boezio, nella cripta, e di Liutprando, alla base dell'ultimo pilastro della navata destra.

baddori has marked this note useful
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Discussions
ThreadThread Starter Messages Updated
To baddori: lineecobra112 1 07-14 10:28
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Critiques [Translate]

Ciao Roberto.
Su una base non ottimale (cielo bianco, giornata senza sole) hai realizzato una buona immagine giocata tutta sulla superficie e sulle linee prospettiche.
Poteva starci qualche riga in piu' sul soggetto. :-)
Ciao!
Bobo.

Hai ngiocato d'azzardo. e di cavalletto ?.
anche io concordo che tutto si basa sulle linee, ma il cielo poteva esserci, ma non so se sarebbe stato meglio, anzi no.
La nota è ben articolata, ma penso che tutta l'opera sia da vedere. Se puoi quando vuoi metti uno scorcio.
Baddori

Ciao Roberto
Gran bella prospettiva
Bella la bifora
comunque a me piace nella sua purezza di linee
mi piacerebbe vedere gli interni
Un salutone
Vincenzo

  • Great 
  • lousat Gold Star Critiquer/Silver Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 826 W: 12 N: 686] (4793)
  • [2008-07-14 16:43]

Ho pochissimo tempo in questi giorni,lascio i meritati punti...grazie e scusa,Luciano

Hi Roberto
what a long note :) i don't know about your not at all, but i like this i building picture, what should i call this not sure that is nice worm eye view nice shot TFS

Regards
Chirasak

Ciao Roberto, ottima inquadratura dal basso e ottima simmetria, manca solo un po' di cielo azzurro,ma tra qualche giorno te lo vieni a prendere da solo, ciao Silvio

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