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CHIESA DI S. AGATA ALLA FORNACE O DI S. BIAGIO
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La chiesa costruita nel XVIII secolo dopo il tremendo terremoto del 1693, sorge sul luogo ove, secondo la tradizione, era ubicata la fornace in cui Sant'Agata subì il martirio. Infatti, dopo essere stata rinchiusa in carcere per non aver voluto abiurare alla sua fede, venne prima sottoposta alle torture con il fuoco e quindi le furono asportate le mammelle, oggi poste all'interno di un reliquiario e visibili ogni giorno 5 febbraio dentro la cattedrale, in occasione della sua festa.

L'interno della Chiesa di sant'Agata e la Fornacela facciata della chiesa è dell'architetto Antonino Battaglia, che ha progettato altre chiese di Catania dopo il terremoto del 1693, in stile neoclassico con colonne binate che sostengono un timpano triangolare. L'interno è ad una sola navata molto lineare e sobrio. Sull'altare maggiore una tela settecentesca dell'Addolorata, talvolta sostituita da una statua della Madonna.
Ingegnoso l'artificio dell'altare maggiore, arricchito da volute e colonne e dalle statue di San Giovanni
Evangelista e Santa Maria Maddalena. La cappella destra del transetto è dedicata a Sant'Agata.
Sopra l'altare dal magnifico paliotto in marmi policromi, si conservano protetti da una teca i resti della fornace in cui subì il martirio la Santa, la cui scena è riprodotta nell'affresco di Giuseppe Barone del 1938.

Il palazzo bianco che si vede alla destra della foto è il palazzo della Borsa, la camera di Commercio di Catania.

ANFITEATRO ROMANO
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Come si può vedere nella foto, nella centrale Piazza Stesicoro, ad un livello inferiore rispetto al piano stradale, sono visibili cospicui resti dell'anfiteatro romano (se ne possono osservare resti anche su via Colosseo, piccola traversa di via Manzoni).
Con una circonferenza esterna di m 309 e la circonferenza dell'area di m 192, esso può
annoverarsi fra i più grandi anfiteatri, risultando inferiore solo all'anfiteatro Flavio di Roma (Colosseo) e a quello di Verona.
Secondo i calcoli fatti dagli studiosi poteva contenere ben 15.000 spettattori seduti.

Rimangono visibili il corridoio che separava l'anfiteatro dalla collina retrostante, una parte delle arcate esterne, alcuni grandi archi e volte con funzione di sostegni delle gradinate e dei corridoi interni. Della cavea, che aveva 14 gradini, rimane una porzione
del settore settentrionale dove è visibile anche parte del podio nello spessore del quale sono le scalette che immettevano ai posti del podio stesso ed al portico esterno.
L'edificio fu realizzato in opus vittatum con l'impiego di blocchetti di pietra lavica disposti in serie orizzontali consolidate da piani di posa in mattoni. I pilastri furono costruiti in opus quadratum, gli archi che vi si appoggiano in opus latericium (mattoni) all'esterno ed in opus caementicium (pietre miste a malta) all'interno. Ancora in situ è possibile scorgere alcune lastre del rivestimento marmoreo del podio. Per la tecnica
costruttiva, utilizzata soprattutto nel periodo compreso fra l'età di Adriano e quella
degli Antonini, l'anfiteatro di Catania viene generalmente datato alla seconda metà del II
sec. d. C. Fu parzialmente coperto dalla lava del 251 d. C. Nell'XI secolo fu utilizzato da Ruggero il Normanno come cava di pietre per la costruzione della cattedrale della città.

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Additional Photos by Francesco Scaringi (francio64) Gold Star Critiquer/Gold Star Workshop Editor/Gold Note Writer [C: 2662 W: 518 N: 5014] (38276)
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