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Rome - Via Alessandrina

Da Wikipedia:

Via Alessandrina, a Roma, è una strada parallela dei Fori imperiali, chiusa nel 2007 per essere riaperta completamente ristrutturata il 28 ottobre del 2013, nella zona più bassa del Rione Monti, dalla quale la zona circostante prendeva il nome di Quartiere Alessandrino.

Il nome
Prima della sistemazione urbanistica di cui si dice più avanti, il nome Via Alexandrina era stato attribuito alla via nata dall'allargamento dell'antica Via Recta voluto da Alessandro VI per il giubileo del 1500[1]. La via, rinominata in Borgo Nuovo quando fu tracciata la via Alessandrina ai Monti, fu ugualmente demolita - negli stessi anni - con la demolizione della Spina dei Borghi[2].
Il toponimo "Alessandrino" oggi in uso, che contraddistingue il quartiere XXIII (e al suo interno il borghetto, il piazzale e il viale omonimi) deriva dall'acquedotto Alessandrino che insiste nella zona.
Il quartiere rinascimentale
La zona dei Fori non fu mai completamente abbandonata, anche nei secoli della decadenza, in parte demolendo ma anche ricostruendo e riutilizzando strutture dei fabbricati antichi, e in parte trasformando in terreno agricolo quello che era un tempo il centro della Roma imperiale
Gli scavi nell'area dei Fori in corso dal 1998 hanno infatti evidenziato gli strati di crollo o di abbandono databili tra il VI e il VII secolo e resti di case aristocratiche databili al IX e X secolo nel Foro di Nerva, tra le pochissime tracce di edilizia di età carolingia note in Roma. La zona comunque, pianeggiante e posta ai piedi dei colli Quirinale, Viminale e Oppio, con la messa fuori uso del sistema fognante romano era tornata paludosa, tanto da essere denominata popolarmente i Pantani
La prima sistemazione urbanistica moderna della zona tra il Foro di Nerva e la Colonna Traiana avvenne attorno al 1570 per opera del cardinale Michele Bonelli, nipote di Pio V Ghislieri, detto l'Alessandrino dalla sua zona di origine. Questi provvide a bonificare l'area e a renderla edificabile, tracciandovi la via detta, dal suo appellativo, Alessandrina. La strada tagliava l'antico Argiletum raggiungendo il Tempio della Pace (al di là dell'odierna via Cavour)[3].
Il quartiere di piccole strade strette (via Cremona ne era il limite verso il Campidoglio; c'erano poi via Bonella, via del Priorato, via dei Carbonari, piazza delle Chiavi d'Oro) costituiva una maglia del tessuto edilizio che era cresciuto, continuo, fra le pendici del Campidoglio, il muro della Suburra e il Foro romano. Vi sorgevano case modeste, ma anche edifici di rilievo, come il palazzetto detto di Sisto IV (che però era, forse, il palazzo dei Ghislieri), il Conservatorio di Santa Eufemia, nato come convento delle "Sperse di Sant'Eufemia" accanto a una chiesa di Sant'Urbano, il palazzetto di Flaminio Ponzio. I pianterreni erano occupati da piccoli commerci e botteghe artigiane, e lungo la via Alessandrina si contavano nel 1855 ben quattro osterie, una delle quali sistemata tra i resti del Tempio di Minerva, alle Colonnacce.

La demolizione

Foro romano e quartiere Alessandrino prima delle demolizioni (tra il 1924 e il 1932: il "Ghettarello" sopra il Foro di Cesare è stato già demolito, ma il resto delle costruzioni è ancora integro)
Il quartiere aveva dunque vita, storia, memorie anche di rilievo. Insisteva però su un'area che, per la sua ricchezza di straordinari giacimenti archeologici, fin dall'unità d'Italia era stata al centro di quella che Antonio Cederna chiamò "l'eterna fissazione sventratoria che si afferma subito dopo l'Unità", e che la nuova Italia positivista condivideva del resto con altre capitali e grandi città europee.
Già il primo piano regolatore di Roma capitale, del 1873, prevedeva l'allargamento di via Cremona (la parallela di via Alessandrina sotto il Campidoglio, che insisteva sul Foro di Cesare) in direzione di via Cavour e la costruzione di un viadotto che, prolungando la stessa via Cavour (costruita appunto in quegli anni), attraversasse il Foro romano in sopraelevata, verso la Bocca della Verità e Trastevere. Tuttavia la costruzione dell'enorme massa del Vittoriano - avvenuta tra il 1900 e il 1911 al di fuori di ogni piano, come accadde per decenni a Roma - spostò il fuoco dell'attenzione urbanistica dai Fori a Piazza Venezia.
Cominciò allora ad apparire indispensabile realizzare un tracciato viario rettilineo che mettesse in comunicazione il nuovo nucleo monumentale moderno con quello antico individuato nel Colosseo. Le prime demolizioni - finalizzate appunto alla costruzione del Vittoriano - erano avvenute nel primo decennio del Novecento tra piazza Venezia e il fianco nord del Campidoglio, polverizzando fra l'altro il chiostro del convento dell'Ara Coeli e la Torre di Paolo III sul Campidoglio.
Proseguendo in questa logica, che mischiava ambizioni funzionali (per snellire il traffico si ipotizzò perfino la costruzione di una galleria tramviaria sotto il Campidoglio) ed esaltazione retorica delle memorie di Roma imperiale, nel 1926 venne deliberata una variante al piano regolatore che prevedeva la completa demolizione di quanto era stato costruito nei secoli sopra i Fori tra piazza Venezia e via Cavour, come affermato da Mussolini nel 1925: "I monumenti millenari devono giganteggiare nella necessaria solitudine".
Lo sventramento fu così approvato nel 1931, e realizzato in un solo anno, interessando tutto lo spazio tra piazza Venezia e il Colosseo, dove per costruire i 900 metri di quella che sarà poi chiamata la Via dell'Impero vengono rimossi 300.000 metri cubi di terra e calcestruzzi romani (sversati qualche chilometro più in là a colmare "le bassure già malariche della via Ostiense"), praticamente senza fare rilievi di ciò che si distruggeva[senza fonte]. Alla fine dell'operazione saranno stati demoliti circa 5.000 vani di abitazione in cui abitavano circa 4.000 persone, trasferite dalle loro case sotto al Campidoglio in borgate cosiddette "provvisorie" che erano allora sperdute in mezzo alla campagna - Val Melaina, Tormarancia, Primavalle, Gordiani, Pietralata, San Basilio, Prenestino, Tiburtino.
L'ultimo blocco di case demolito nel 1933 - la via dell'Impero è aperta al pubblico il 21 aprile 1933 - è quello di via Alessandrina.

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Additional Photos by Romano Lattanzi (Romano46) Gold Star Critiquer/Gold Note Writer [C: 1090 W: 0 N: 2644] (16586)
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